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Keith Emerson Band featuring Marc Bonilla

E' il nuovo album di Keith, con unicamente musiche inedite, una produzione eccellente e una omogeneità che su un disco a nome del Maestro non c'era mai stata.
Il contributo di Marc Bonilla è perfetto: un chitarrista che conosce benissimo le tecniche più avanzate, e tuttavia efficace e misurato, una gran voce anche se non molto personale.
Ecco come Marc interpreta Bitches Crystal.
E questa è Welcome Back.. Bentornati!
L'album contiene anche il DVD del "making of".
Nuovo album per Keith a luglio!
A mezza bocca, Keith fa capire dal suo sito che il suo nuovo album uscirà a luglio. La formazione dovrebbe essere quella dell'attuale Keith Emerson Band, con Marc Bonilla chitarra e voce, Pete Riley alla batteria e Phil Williams al basso.
Troppe note saranno suonate
Keith farà parte dell'opening act ai Led Zeppelin con Rick Wakeman, Chris Squire e Simon Kirke nel concerto in memoria di Ahmet Ertegun, boss della Atlantic records, del prossimo 26 novembre.
Keith Emerson su RAI 1
Emo sarà ospite del programma 50 Canzonissime martedì 28 novembre alle 21. Eseguirà Honky Tonk Train Blues con l'orchestra della RAI.
Se non altro vediamo come sta il Maestro :-)
Aggiornamento
Casomai qualcuno passasse da queste parti ci sono notizie che vale la pena riferire:
- Keith Emerson ha concluso il tour con la sua Band. Marc Bonilla ha sostituito Dave Kilminster alla chitarra, e le impressioni dei fan ai concerti anche italiani sono state ottime.
- Greg Lake ha cancellato il tour. I maligni sussurrano per prevendite scarse.
- Carl va in tour con la formazione originale delgi ASIA (!!!).
- Edward Macan, già autore di Rocking the Classics: English Progressive Rock and the Counterculture, uno dei libri fondamentali sul progressive rock, ha pubblicato una dettagliatissima biografia musicale del Dinamico Trio: Endless Enigma : A Musical Biography of Emerson, Lake, and Palmer, che io personalmente attendo con impazienza dal postino.

Maggiori dettagli sulle pagine ufficiali del trio (link a sinistra) e sulla ELP DIgest.
Two English Gentlemen meet in L.A.
Alla faccia di Rolling Stone, Creem e stampa musicale accodatasi nei decenni, John Lydon e Keith Emerson si sono incontrati a Los Angeles ad una iniziativa musicoterapica, e si scambiano puccipuccismi sui rispettivi siti web.

Significativo il commento di John Lydon: Il divertimento più grande della serata è stato incontrare Keith Emerson, siamo andati davvero d'accordo! E' sorprendente come l'industria musicale ci voglia nemici e non lo siamo.
(www.keithemerson.com e www.johnlydon.com/)
TRENTINO - 30 NOVEMBRE - RECENSIONE
Giù il cappello, è sempre Keith Emerson
La nuova band del leggendario tastierista inglese non fa rimpiangere i mitici EL&P
Auditorium quasi al completo
e applausi entusiasti ieri sera
per la prima data del tour italiano
La travolgente «Tarkus», il meglio
dei Nice e il bis con i Led Zeppelin:
il re del”progressive” non delude
di Paolo Morando
TRENTO. Luci blu soffuse, flash dalla platea, è l’ora: entra quasi di soppiatto, panciotto e giacca nera di pelle (che si toglierà quasi subito), le mani in tasca, ma subito si mette a trafficare con spinotti e manopole. «Welcome back my friends to the show that never ends», canta il chitarrista, ed è davvero un concerto che sembra non finire mai: fin oltre mezzanotte, davanti a un auditorium Santa Chiara gremito, con solo qualche posto libero in fondo. Avrà anche appena compiuto 61 anni, Keith Emerson, ma sentirlo - e vederlo - suonare è ancora un piacere. Certo, c’è l’effetto nostalgia (e infatti il pubblico è quello, soprattutto cinquantenni o giù di lì), ma d’altra parte l’impatto sonoro è quello di allora, anche senza Greg Lake e, soprattutto, Carl Palmer: merito di una band precisa e potente (Pete Riley alla batteria e Phil Williams al basso), con punte di assoluta eccellenza proprio nel chitarrista Dave Kilminster. E vedremo presto come e perché.
Il repertorio, innanzitutto: molto del meglio di EL&P, da «Hoedown» all’immortale «Tarkus» passando per «Bitches crystal», e una manciata del periodo Nice, anzi qui scegliendo fior da fiore, e senza dimenticare l’incendiaria «America». Ma anche con”chicche” sorprendenti: dalla superba «Living sin» (e chi se la ricordava più?) fino, addirittura, alla cover dylaniana di «Country Pie», presa di peso da un disco come «Nashville skyline» che con il”progressive” ha davvero poco a che fare. Il che conferma lo spirito del nostro, che oggi come allora (il pezzo era già nel repertorio dei Nice) mostra a tutti di saper piegare alle proprie esigenze, e al proprio ego naturalmente, anche l’impossibile. Come «Black dog» dei Led Zeppelin, travolgente primo dei tre bis, e anche «Epitaph» dei King Crimson, comunque firmata dal”sodale” di tanti anni Greg Lake.
Kilminster, si diceva. Un vero talento, una chitarra”svisata” in puro stile frippiano e un talento compositivo che dà ragione allo stesso Emerson, quando sostiene che il”progressive” ha ancora tanto da esprimere. E proprio il caso di dirlo, davanti a un pezzo schizoide come «Static» (farina del sacco kilminsteriano), che collocandosi in quello spazio senza gravità tra i Primus e i Van Der Graaf prima maniera di statico ha davvero poco: assolo lancinanti, innervati da robuste distorsioni hard, un drumming avvolgente alla Mitch Mitchell, una voce che, come spesso durante il concerto (tranne qualche inevitabile stonatura nell’eterea «Lucky man») sembra davvero quella del Lake dei tempi belli. Manca solo il logo EL&P sulla grancassa, ma per il resto ci siamo eccome.
L’Hammond gracchia che è un piacere, la sezione ritmica è una macchina che fa paura, il contrattempo regna sovrano: «Living sin» e «Bitches crystal» fanno capire subito di che pasta è fatta la Keith Emerson Band. Quando partono le sirene di «Hoedown» anche i più scettici hanno cambiato idea. E sempre con il sorriso sulle labbra: tanto da spingere mister Emerson a un ironico assolo con l’armonica, che con i brividi progressivi c’entra davvero poco. Ma batteria e basso, dietro, sembrano un treno in corsa, pare di stare nel Mississippi anni’20. E quando parte il duetto armonica-chitarra sulle note di «Oh Susanna», non c’è più regola che tenga. E infatti c’è chi si alza in piedi, all’auditorium, e gli applausi fioccano convinti al termine di ogni esecuzione. Perché proprio di esecuzione è il caso di parlare, di fronte alla complessità delle partiture - per quanto rock - emersoniane.
Il resto non sono affatto saldi di fine stagione, bensì accademia: dal secondo bis di «Fanfare for the common man» all’inevitabile chiusura con «Honky tonk train blues», dal lungo assolo di batteria ai fuochi d’artificio nella sterminata «Tarkus» (the show that never ends...), fino alla messe di autografi rilasciati da mister Emerson a fine serata. E se questo articolo vi sembrerà superficiale, o affrettato, è proprio perché il vostro cronista di «Tarkus» (ben avanti in scaletta, maledizione) non ha saputo/voluto fare a meno di sentire almeno le prime note, prima di tornare di corsa in redazione. E ne è valsa la pena.
TRENTINO - 23 NOVEMBRE - INTERVISTA
Emerson, l’uomo-tastiera
«Vedrò presto Lake e Palmer, ma non rifaremo EL&P...»
LA ROCKSTAR
di Giacomo Zandonini
TRENTO. Lui, mister Emerson, è una delle leggende del rock. Criticato per le scelte musicali, spesso accusato di egocentrismo, sia dai compagni di strada che dalla stampa del settore, Keith rimane uno dei tastieristi più influenti della musica inglese e non solo. Il suo stile, le sue sperimentazioni, la sua esuberanza in concerto, sono stati il marchio di fabbrica di formazioni leggendarie come Emerson, Lake & Palmer e i Nice ancora prima. Martedì prossimo sarà all’auditorium S. Chiara di Trento, una delle numerosissime tappe di un tour che sta toccando tutti i continenti, la prima nel nostro paese.
Dai Nice a Emerson, Lake & Palmer, sempre un band leader. Adesso, la Keith Emerson Band.
«Beh, non potevo assolutamente desiderare persone migliori, e musicisti migliori. Ci troviamo molto bene fra di noi, e ci divertiamo a suonare... questo serve per mettere insieme una buona band».
Come ha trovato gli altri musicisti?
«Per quanto riguarda Dave Kilminster, il chitarrista, l’ho sentito la prima volta con una band che si chiamava Quango, in cui suonavano anche Carl Palmer e John Wetton (già con King Crimson, Roxy Music e Asia, ndr). E’ stato Dave a suggerire di provare qualcosa insieme, e quindi a chiamare Phil Williams e Pete Riley, gli altri due membri. Abbiamo fatto qualche jam, e le cose sono andate talmente bene che li ho tenuti per una reunion dei Nice. A quel punto come quartetto ci trovavamo perfettamente, e così ho deciso di proseguire solo con loro, usando il mio nome, anche se con i Nice era stato un ottimo tour».
Negli anni Settanta ha introdotto idee molto innnovative per il rock, è stato uno sperimentatore. E’ qualcosa che fa ancora?
«Sento in giro che c’è un ritorno d’interesse verso la musica progressive, non so se è vero. Penso che all’epoca ci fosse una richiesta di questo tipo di musica, e poi è così che suono, ed il risultato è stato quello».
Certo, ma lei è stato uno dei primi, per esempio, a contaminare il rock con la musica classica: da dove venivano queste idee?
«E’ vero, c’è la classica, e il jazz, ma a me piace ascoltare musica di ogni tipo, e così suono musica di ogni tipo e stile. Naturalmente tutto ruota attorno alle tastiere, che sono il mio strumento, ma per me, come credo per ogni musicista, è difficile guardarsi indietro e spiegare perché ho fatto alcune scelte. Forse semplicemente perché mi piaceva così Ci sono musicisti di studio che sono spesso costretti a suonare qualcosa che non gli piace, ma non è il mio caso, suono sempre qualcosa che mi piacerebbe ascoltare ed è da qui che deriva il mio eclettismo».
Viene in mente, per esempio, un disco come”Honky”, il suo primo solista, in cui c’è musica caraibica.
«Oh sì, con”Honky” mi sono divertito un mondo. All’epoca vivevo alle Bahamas, ed ero molto influenzato da quello che suonavano lì, dall’atmosfera di festa. Ma questo è un campo in cui mi piacerebbe sperimentare ancora, anche perché nell’album c’erano sì tracce di ritmi reggae e di musica bahama, ma non era vera musica delle Bahamas».
Adesso vive in California, un altro posto dove c’è sole e musica creativa. Ne è in qualche modo influenzato?
«Veramente non mi sembra che stia succedendo molto oggi in California... piuttosto in Inghilterra, da lì credo stiano venendo fuori molte più cose. Comunque non vado a molti concerti, non sono così informato».
A proposito di Inghilterra, è lì che suo figlio Aaron sta muovendo i primi passi nella carriera musicale.
«Sì, è proprio così. E’ dentro molti progetti, penso sia coinvolto in un remix di un brano di Jamiroquai, in uno di Charlotte Church, e recentemente è impegnato con qualcosa dei Simply Red. Pur suonando le tastiere, lui ha uno stile completamente diverso dal mio».
È stato definito il”Jimi Hendrix dell’organo”: che rapporto ha con il suo strumento?
«Beh, guardare le mie tastiere è come vedere la storia del progressive rock: c’è il sintetizzatore Moog, l’organo Hammond, e anche l’ultimo modello della Korg. Una dotazione che mi permette di riarrangiare in modo eccellente i pezzi dei Nice e di EL&P, che è poi quello che propongo dal vivo, con in più qualche sorpresa».
A proposito di sorprese, ha pronto del nuovo materiale? Magari anche qualcosa con Lake e Palmer...
«Sì, ho qualche nuovo pezzo, e anche Dave Kilminster sta scrivendo. E’ una musica più aggressiva che in passato, grazie alla chitarra di Dave, vicina in un certo senso all’heavy metal. Per quanto riguarda EL&P, non ci sono idee di un ricongiungimento, comunque sono in contatto con Carl (Palmer, ndr) e lui dovrà sentire Greg (Lake, ndr), quindi vedremo...».
Welcome back, my friend
Grazie ai buoni offici del Gatto delle Nevi, testimone e spettatore entusiasta a Trento del concerto della Keith Emerson Band del 29 Novembre pubblichiamo nei post successivi L'intervista al Maestro e la recensione del concerto pubblicati dal quotidiano Il Trentino.
E buona lettura!
Ladies and Gentlemen, on keyboards mr. Keith Emerson!
un Gatto delle Nevi è andato a sentire la Keith Emerson Band in quel di Trento. Breve resoconto qui.